Selvaggio Blu in autonomia con variante a Cala Biriola

Selvaggio Blu in autonomia con variante a Cala Biriola

C’è un ometto? C’è un segno blu? Queste sono le domande più frequenti lungo il trekking che attraversa il tratto di costa tra Santa Maria Navarrese e Calagonone. Si tratta di un percorso impegnativo ideato negli anni ’80 e addomesticato nel tempo con l’ingegnoso utilizzo di legni di ginepro, corde e catene che aiutano a superare i passaggi più difficili. L’orientamento e l’individuazione della sentiero sono le prime difficoltà a cui ci si trova di fronte appena si supera la cengia Giradili e il Cuile Us Piggius, bastano pochi attimi per perdere la traccia e ritrovarsi a vagare nella macchia mediterranea alla ricerca di una via marcata e facilmente percorribile. Talvolta nemmeno un bel sentiero è garanzia del giusto percorso perché in questo tratto di costa, terra di pastori e di antiche mulattiere dei carbonai di fine ’800, le tracce sono molte e non sempre sono quelle che il Selvaggio Blu interpreta per raggiungere Cala Sisine.
Altra importante difficoltà di questa esperienze è indubbiamente l’acqua: per affrontare il Selvaggio Blu in autonomia è importante prevedere i punti vita lungo il percorso dove lasciare taniche d’acqua e viveri per l’approvvigionamento. E’ fondamentale la programmazione del percorso in funzione delle proprie capacità e secondo la stagione per poter raggiungere con sicurezza il punto vita, non arrivare in tempo potrebbe voler dire patire la sete lungo il percorso e la copertura cellulare non è delle migliori. Affrontare quest’avventura a giugno significa poter fruire di lunghe giornate per poter raggiungere la meta ma anche di un grande caldo che aumenta il fabbisogno di acqua e di conseguenza il peso sullo zaino. A giugno infine si può godere di un mare fantastico anche se nel tardo pomeriggio le cale di questa costa esposta a est sono in ombra. Per questo motivo abbiamo inserito un’intera giornata a Cala Biriola e il piacere di quella giornata libera da fatica è stato unico e ha permesso di godere del sole mattutino di questa zona.
Infine non sono da sottovalutare le difficoltà tecniche che aumentano se non si conosce il percorso, soprattutto nella tappa che da Cala Goloritzé raggiunge il Cuile Mancosu, certamente la sezione più impegnativa e alpinistica.

La nostra interpretazione del Selvaggio Blu in autonomia ci ha impegnati cinque giorni di cui uno di riposo sotto il sole a Cala Biriola.

 

Selvaggio Blu con con variante estiva a Cala Biriola | 8-12 giugno 2015


Lo zaino per il Selvaggio Blu in autonomia nel mese di giugno

Zaino Peso
Zaino 38 litri Ferrino Finisterre 1055 g
Sacco a pelo Ferrino Lightec 550 550 g
Materassino Swift 50 di Ferrino 700 g
2 mezze corde Beal Gully 7,3 mm – 50 metri 36 g/mt
Discensore Reverso di Petzl* 59 g
2 moschettoni a ghiera, 2 longe, cordino per autobloccante 150 g
5 rinvii Ange di Petzl 325 g
Imbracatura ultra leggera Couloir Black Diamond 230 g
Cartina e guida** 200 g
Crema solare 150 g
Traccia gps (scaricabile sul sito di Mario Verin)***  
Lampada frontale Tikka RXP di Petzl 115 g
Un cambio completo e un pantalone lungo  
Guscio leggerissimo 150 g
Asciugamano in microfibra 100 g
Zanzariera (è leggera e di notte fa la differenza) 200 g
Cappello, occhiali da sole 250 g
Mini beauty 150 g
Bastoncini trekking leggeri tre sezioni 400 g
Coltellino Spatha di Petzl 43 g
4/7 litri di acqua con integratore di sali minerali  4-7 Kg

* In realtà il diametro minimo indicato da Petzl è 7,5 mm però in calata sembra essersi comportato bene anche con il diametro 7,3 mm delle Gully di Beal
** Per affrontare il Selvaggio Blu in autonomia abbiamo utilizzato la guida di Corrado Conca e la cartina di Mario Verin
*** La traccia può essere utile nelle prime due tappe, dopo è molto meglio seguire scrupolosamente la guida cartacea o la cartina

Macchina fotografica, GPS e energia solare

Per affrontare il selvaggio in autonomia abbiamo utilizzato un accumulatore da 14.000 mAh (in grado di caricare uno smartphone fino a 6 volte) e un pannello solare GoalZero. Per quanto riguarda il gps abbiamo caricato la traccia su uno smartphone che supportasse il gps anche nella modalità flight mode che vi farà risparmiare la batteria del telefono. A tal proposito vi ricordiamo che per quanto riguardo iOS il gps funzione anche in modalità offline solo a partire dalla versione 8.3, per maggiori informazioni potete leggere questo thread. Il software che abbiamo utilizzato per trasformare uno smartphone in gps è viewranger.com che offre la possibilità di scaricare porzioni di mappa in locale così da poter utilizzare il telefono senza copertura telefonica (scarsa soprattutto nella prima parte del trekking) preservando notevolmente la carica della batteria.

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I punti vita scelti

  • Portu Cuao
  • Cala Goloritzé
  • Cala Biriola (tappa lunga e difficile)

In ogni punto vita abbiamo lasciato

  • una tanica da 15 litri di acqua
  • integratori proteici calorici
  • integratori di sali minerali in polvere
  • frutta e verdura resistenti al caldo
  • frutta secca
  • legumi in confezione Tetra Pak
  • miele
  • pane in cassetta

La scelta dei rifornimenti ha tenuto conto dell’aspetto nutrizionale e del confezionamento per ridurre al minimo i rifiuti che nel corso delle tappe si accumulano, aumentando il carico e l’ingombro nello zaino.

I giorno
Pedra Longa – Cuile Us Piggius – Portu Cuao – 14 Km | Dislivello +900 m

Dopo una notte al Piccolo hotel di Calagonone siamo pronti per partire in gommone con destinazione Pedra Longa e lasciare lungo il percorso gli approvvigionamenti programmati. Meglio chiedere qualche preventivo per questa tratta e se ne trovate uno troppo basso… meglio farsi qualche domanda! 60 euro, il prezzo pattuito il giorno prima dopo un po’ di telefonate è sicuramente troppo basso e così ci ritroviamo con un autista pronto a trasportarci in macchina al punto di partenza del Selvaggio Blu! Spuntare la mattina stessa un buon prezzo per essere portati a destinazione in gommone richiede tempo e molte energie. Nonostante tutto alle 11.30 siamo pronti, zaino in spalla, per iniziare l’avventura da Pedra Longa, evitando la passeggiata lungomare da Santa maria Navarrese.
La prima tappa è abbastanza semplice ma è lunga: è opportuno non non perdersi troppe volte per arrivare a Portu Cuao con la luce. L’unico tratto tecnico è l’uscita dal Bacu Tenàdili dove una facile arrampicata, un fustes e una mini ferrata assicurano il superamento di una paretina: se avete due mezze corde potete lasciarne una a Cala Goloritzé o anche entrambe se ve la sentite di scalare questa facile paretina di circa 8 metri senza assicurazione.

II giorno
Portu Cuao – Cala Goloritzé – 7 Km | Dislivello +565 m

Una tappa di sola fatica senza particolari difficoltà se non quella di orientarsi bene per individuare la traccia di sentiero che porta a Cala Goloritzé.

III giorno
Cala Goloritzé – Bacu Mudaloru – Mancosu – Cala Biriola – 9 Km | Dislivello +700 m

Sicuramente la tappa più impegnativa: richiede velocità, competenze alpinistiche, resistenza fisica e concentrazione.
Infatti la nostra cordata non ce l’ha fatta, complice il fatto di essere in tre che su questo terreno non aiuta la rapidità nelle calate nei tratti più esposti dove si sceglie di assicurarsi.
Il passaggio chiave della tappa e direi di tutto il Selvaggio Blu è sicuramente l’ingresso nella Valle Boladina. Ricordo molto bene quei movimenti in scarpe da mountain running su placca di terra e pietre per risalire il canale che entra nella Valle: 20 metri senza punti di assicurazione con uno zaino intorno 18 Kg considerato che hai appena fatto il carico d’acqua nel punto vita di Cala Goloritzé.
Continuando dopo il Bacu Mudaloru il terreno ancora non è facile e ripidi tratti di terra e pietre tengono alta la concentrazione. Personalmente ho trovato i tratti di scalata su roccia i più rilassanti, almeno ti ritrovi su un terreno conosciuto.
Quando la luce è ormai poca ci fermiamo e improvvisiamo un bivacco sotto lo splendido Arco di Feilau, spesso utilizzato come punto di sosta del Selvaggio Blu. Il mattino seguente con la poca acqua rimasta raggiungiamo il Cuile Mancosu e Cala Biriola improvvisando la ricerca di un sentiero che, se per caso non hai sentito dire che esiste, non immagineresti mai di trovarlo: un’opera ingegnosa costruita con tronchi di ginepro, scale e corde fisse. Qui sotto ad aspettarci c’è il nostro punto vita che ci permette di passare un’intera giornata tra sole e mare stupendo.
Per maggiori informazioni sul sentiero per Cala Biriola potete consultare questa pagina sul blog di giornirubati.it
Infine da pochi anni esiste una variante, individuata da Luca Gasparini e Marcello Cominetti, che collega Cala Goloritzé e Cala Ispuligedenie, meglio conosciuta come Cala Mariolu. Si tratta di un percorso difficile, per maggiori informazioni potete leggere la pagina dedicata.

IV giorno
Cala Biriola e risalita al Cuile Mancosu per tornare sulla direttrice del Selvaggio Blu

Dopo una giornata di completo relax a Cala Biriola torniamo in serata al Cuile Mancosu per riportarci sulla direttrice del Selvaggio Blu

V giorno
Cuile Mancosu – Cala Sisine – 4 Km | Dislivello +200 m

Sulla carta questa tappa è quella con più calate e più sezioni di arrampicata ma è anche un tratto dove è difficile perdersi e seguendo le indicazioni della guida cartacea il percorso scorre velocemente. Il tratto di arrampicata di IV+ dove abbiamo seguito una freccia blu perentoria che guardava verso l’alto è stato addomesticato da una catena (fin eccessiva!) che poco oltre aiuta a superare la paretina di calcare.

Se non volete percorrere il Selvaggio Blu in autonomia ma interpretarlo come una passeggiata impegnativa in totale sicurezza potete affidarvi alle guide della Cooperativa Goloritzé che in base alle capacità dei gruppi offrono soluzioni diverse e conoscono tutti i trucchi per aggirare i passaggi più impegnativi.
Inoltre sul sito www.coopgoloritze.com/selvaggio-blu avrete anche la possibilità di affidarvi ai loro gommoni per il servizio dal mare per acqua, cibo, tende e ogni genere di confort.

 

Elio
info@bshopzone.com
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